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Guardarsi dentro, senza timore

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disturbi alimentari

Disturbi alimentari: come ho fatto pace con il cibo

Mi è capitato molte volte di ascoltare discorsi sui disturbi alimentari; per lo più parole su come affrontarli, definizioni scientifiche, pareri medici, giudizi popolari e impopolari. Nessuno però, ha mai considerato che tutto ciò ad una persona che si trova in uno stato di sofferenza… non serve.

Nel periodo in cui mi sono ritrovata io stessa ad affrontare disturbi alimentari, tutte le strategie che mi venivano propinate, piuttosto che aiutarmi, avevano l’effetto contrario. Quando siamo in preda ad una sofferenza, spesso la nostra mente distorce le informazioni. Siamo chiusi all’interno di un tunnel vorticoso di paranoie, pensieri intrusivi (QUI spiego cosa sono e come affrontarli), convinzioni errate dove coloro che ci parlano dall’esterno, appaiono come giudici di un tribunale morale.

Molte volte mi sono sentita dire che, se non volevo seguire i consigli dati, allora probabilmente mi faceva comodo il mio stato. Oppure: “se non ti aiuti tu, non può aiutarti nessuno”; o ancora: “ma non lo vedi come ti stai riducendo?”

Si, lo vedevo. Ma non mi importava e, sentirmelo dire, non mi aiutava…anzi. Non faceva che aumentare la mia voglia di perdere l’amore verso me stessa.

DISTURBI ALIMENTARI: COME È INIZIATA

Ho iniziato a litigare con il cibo durante il mio ultimo anno di università, nel novembre 2017. Mancavano pochi mesi alla laurea, un traguardo che non vedevo l’ora di raggiungere dopo un percorso universitario soddisfacente.

Avevo però un mostro che cresceva pian piano, silenzioso dentro di me, che stava per rivelarsi. In seguito ad alcuni eventi spiacevoli causati anche e soprattutto da personaggi tossici di cui ero, purtroppo mio malgrado, circondata (già, anche io ho fatto quell’errore molto comune) ho iniziato a soffrire di attacchi di panico.

Il panico e l’ansia governavano così tanto le mie giornate che non riuscivo nemmeno più a fare 100 metri fuori dalla porta di casa. Nonostante il mio malessere evidente e i miei tentativi di spiegare lo stato in cui mi trovavo, avere comprensione attorno sembrava impossibile. Iniziai così a somatizzare il tutto nel mio stomaco: persi d’un tratto l’appetito.

Come ho accennato all’inizio, la mia testa si era trasformata in quel tunnel di pensieri e convinzioni errate; più mi sentivo sbagliata, più mi facevano percepire il peso del mio esserlo. E indovinate? Odiavo la mia mente e più di lei, il mio corpo.

LA PERDITA DI PESO E IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI

La prima cosa che ti senti dire quando perdi peso, di solito, è: “ma come stai bene! ti vedo in forma!”; un consiglio: mai dire questa frase ad una persona che dimagrisce, soprattutto se i kg persi sono evidentemente molti, non sarete altro che un alimento per la sua paranoia. Nel mio caso i kg erano 10, in pochissimo tempo.

Da “come stai bene”, il passo a “ma perché non mangi? guarda che è pericoloso!” e pareri vari discutibili, è stato breve. In concomitanza a ciò, iniziai a soffrire anche di disturbi allo stomaco, causati in parte dai miei attacchi ansiosi, che incitarono il mio appetito sempre di più a scomparire. Quando provavo a mangiare, sentivo delle fitte lancinanti e con esse, arrivava la paura di morire, l’ansia e il senso di soffocamento. Così, ad ogni pasto.

Per farvela breve: mangiavo un grissino al giorno, qualche bicchiere d’acqua e… serate in pronto soccorso lunghissime.

In ospedale, lamentavo forti dolori allo stomaco e altri sintomi, sempre intorno a quell’area del corpo; i medici, abituati ormai a definirmi come una persona ansiosa senza appetito e sulla via dell’anoressia, decisero che ero letteralmente impazzita (no, non scherzo. Esistono dottori buoni, e altri no). Iniziarono prescrizioni di psicofarmaci e visite da vari psichiatri.

Io però, sapevo di non essere pazza, nonostante le persone a me vicine ormai si erano del tutto arrese a questa idea e la mia voce, i miei pensieri, ciò che avevo da dire, non assumeva più un senso realistico.

persona che soffre di disturbi alimentari
Melissa Basta @_melmorrison_

COSE DA NON DIRE AD UNA PERSONA CHE SOFFRE DI DISTURBI ALIMENTARI

Quando una persona soffre di disturbi alimentari, vi assicuro che non ha alcuna voglia di ascoltare il giudizio altrui, consigli o sermoni che fanno continuamente notare quanto sia sbagliato il modo in cui si sta vivendo.

Frasi come…

  • “Dai, prova a mangiare normalmente!” (male, malissimo. Sia che il peso scenda o salga in maniera non salutare);
  • “So come ti senti, anche io a volte non mi vedo bene!” (Il problema non è “non vedersi bene”. Bisogna andare oltre la superficie. Il malessere è altrove, in uno strato molto più profondo);
  • “Ci sono persone che hanno malattie gravi, dovresti pensare a questo!” (Grazie, hai aggiunto una poltrona anche per te nella schiera dei non empatici);
  • “Noi soffriamo a vederti così. Te ne rendi conto?” (…pensa io!);
  • “Vuoi solo attirare l’attenzione!” (quando poi, probabilmente, quell’attenzione è ancora più fastidiosa del malessere stesso).

…Non servono a nulla. Se non ad alimentare e peggiorare le cose.

COME POTER ESSERE UTILE E AIUTARE

Se mi chiedessero che cosa avrei voluto dagli altri in quel periodo, posso dirvi con certezza che la comprensione sarebbe al primo posto. Per comprensione non intendo consigli o giudizi, ma ascolto. Un ascolto attivo, delle mie crisi, dei miei pianti, delle parole che riuscivo a pronunciare e che per qualcuno erano solo parole di una persona che stava male.

La cosa principale da fare è quella di non trattare la persona come un “paziente”, ma come un essere umano. Ascoltare le sue paure, le sue difficoltà, i suoi dubbi, e tutto ciò che cerca, anche solo in maniera sottile, di comunicare. Bisogna essere capaci, soprattutto in famiglia o nella coppia, di creare un clima di ascolto, di accoglienza del disagio. Esserci, in tutto e per tutto.

Un’altra cosa molto importante è non sottovalutare ciò che ruota attorno alla persona: relazioni, di qualsiasi natura esse siano, contesti in cui è inserita, cambiamenti nello stile di vita. Tutto ciò potrebbe avere un ruolo in questa fase delicata; esserne magari anche la causa.

Non porre troppa attenzione al malessere: non improvvisatevi come paladini di uno stile di vita sano da seguire. Frasi come: “non posso capire che cosa tu stia attraversando ma sono qui, per te”, potrebbero fare molto già di per se.

Non voglio parlare in tutto ciò della parte medica, come la ricerca di uno psicologo o chiedere aiuto a cliniche/specialisti, poiché quello fa parte di tutto il processo di cura; a me interessa parlarvi del bisogno umano, di ciò che avrei voluto io essendoci passata e che immagino vogliano altre persone nella stessa situazione.

COME HO FATTO PACE CON IL CIBO

La risalita non è mai immediata e non è priva di ostacoli. Ma è possibile.

Dal 2017, si può dire che ho raggiunto il mio equilibrio, a pieno, solo nel 2020. Ho avuto la fortuna di fare un percorso di psicoterapia con un dottore che stimo in modo estremo. Con lui, ho analizzato e rielaborato aspetti, situazioni, eventi che facevano parte della mia vita passata e presente; non cedendo all’utilizzo di psicofarmaci, prendendo lucidamente il controllo della mia vita.

Ho allontanato le persone, con molta fatica ma si può, che non mi facevano stare bene… spingendoli a largo che più largo non si può, con tutta la loro tossicità.

Ho scoperto grazie ad un bravo specialista gastroenterologo come poter affrontare i problemi legati alle mie fitte allo stomaco, attraverso vari controlli e una cura ad hoc (non smetterò mai di ringraziarlo; a differenza di chi mi credeva pazza, lui ha creduto in me sin dall’inizio, scoprendo che effettivamente lamentavo dolori reali).

Ho avuto poi la fortuna nel 2020 di incontrare il mio compagno; lui più di tutti mi ha educata a livello alimentare facendomi scoprire la forza posseduta dal mio corpo. Come personal trainer mi ha allenata, consigliata; ha portato alla luce un potenziale che non pensavo di avere. Minimamente.

melissa basta dopo aver superato i disturbi alimentari
Melissa Basta @_melmorrison_

Ad oggi ho ripreso tutti i kg persi e, a dir la verità, più di quelli persi. Il percorso è stato molto lungo e la sofferenza estrema; mi sono ritrovata il giorno della mia laurea in un corpo che pesava poco più di 40 kg (con stralci della tesi scritti nei corridoi del pronto soccorso) e quando vedo quelle foto…stento a riconoscermi.

Ma ora sono qui. Serena. Col mio nuovo corpo, forte, robusto, che amo.

Non so chi stia leggendo questo articolo, se una persona che vuole aiutarne un’altra, o qualcuno che sta vivendo in questo turbinio di mali accavallati. Posso solo assicurarvi che un modo per risalire esiste e che, soprattutto: ne vale la pena.

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Mi chiamo Melissa (Meli o Mel, di solito) e sono una scrittrice. “Guardarsi dentro, senza timore” è il mio mantra, la base da cui partire, il motto che sostengo e ciò che vorrei fosse d’ispirazione.

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