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Guardarsi dentro, senza timore

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disturbo mentale

Può un disturbo mentale decidere chi sei? La storia di Alessandro

Nel corso di quella che è stata la mia vita fino ad oggi, ho avuto modo di ascoltare molte storie di vita; accogliere ed ascoltare i trascorsi e le esperienze degli altri, posso dire con certezza che sia ciò che preferisco in assoluto tra tutto ciò che riguarda i rapporti umani.

Quando ho incontrato per la prima volta Alessandro ero poco più che una giovane donna, appena entrata in quello che viene definito “il mondo degli adulti”. Definisco questo come uno degli “eventi X” che hanno segnato il mio percorso fino ad oggi. 

Prima di lui, dei disturbi mentali ne sapevo quanto ne sa un manuale universitario: categorie, numeri, simboli, etichette. La sua storia ha cambiato poi, sempre di più, nel tempo, la mia visione della cosiddetta “malattia mentale”. 

Per molto tempo ho atteso questo, ovvero il momento di dare voce a qualcuno che non ha avuto la possibilità di rappresentarsi per ciò che è: non un disturbo mentale, ma un uomo. Colto, curioso, appassionato.

ESSERE IMPERFETTI IN UN MONDO “PERFETTO”

Come scrivevo in un mio precedente articolo, sembra che oggi non ci sia spazio per le imperfezioni e la diversità. Eppure, sono certa che se chiedessi ad ognuno che cosa significa il termine “normalità” o “perfezione”, non saprebbe affatto darmi una definizione che contenga degli standard applicabili a tutti gli esseri umani e non, in linea generale. 

Nonostante ciò, in un mondo che vuole definirsi a tutti i costi perfetto ed efficiente, alcune cose rientrano automaticamente (in maniera errata aggiungerei) nella categoria di ciò che viene ritenuto imperfetto; sbagliato, diverso. Il disturbo mentale è una di queste cose; se la tua mente è fragile, se soffri di un disturbo della salute mentale, sei diverso e, spesso, purtroppo, escluso.

ALESSANDRO, LA STORIA DI UN UOMO “DIVERSO” CON UN SOGNO DA REALIZZARE

“Ho una grande passione per la storia; soprattutto quella italiana. Amo l’Italia, la sua tenacia nel periodo delle grandi guerre, la sua ripresa. Mi piacerebbe molto poterlo raccontare agli altri; il mio sogno è, da sempre, quello di insegnare storia.”

Queste, alcune delle prime parole che Alessandro mi ha detto quando ci siamo conosciuti (per motivi di privacy non posso dirvi il luogo in cui questo è avvenuto ma, sono contenta comunque di potervi dire soltanto di averlo incontrato per davvero). 

“La mia non è stata una vita semplice. Devo dire di aver vissuto un’infanzia tranquilla, ero un bambino molto sereno. Poi da adolescente tutto è cambiato; non sono mai riuscito a legare molto con i miei compagni, ero un ragazzo introverso, non mi sentivo mai a mio agio. Ho terminato il liceo con non poche difficoltà ma, nonostante questo ho deciso lo stesso di iscrivermi all’università; non volevo deludere le aspettative degli altri e, inoltre, già allora sognavo di diventare un insegnante di storia contemporanea.”

Già, “deludere le aspettative altrui” è un muro contro il quale ognuno di noi prima o poi si scontra. Ogni volta che sento questa frase riesco ad immedesimarmi per bene in tutte le sensazioni ed emozioni che comporta. Qualcosa in realtà di molto comune, e che tocca tutti, nessuno escluso.

“In realtà poi non ho mai terminato l’università. Il mio malessere, il mio senso di inadeguatezza, la mia depressione nascosta, crescevano sempre di più. Ogni giorno per me era più cupo dell’altro. A poco più di vent’anni, chiuso nella mia disperazione incomprensibile, il primo ricovero d’urgenza nel reparto psichiatrico. Da lì, la diagnosi di un determinato disturbo mentale arrivò in fretta. Come uno squarcio improvviso nella trama della mia vita.” 

E così è stato. Dopo la sua diagnosi Alessandro non è stato più Alessandro per molti anni della sua vita: ricoveri, autolesionismo, farmaci, terapie invasive, comunità, disturbi alimentari, crolli continui. 

L’unica cosa, in tutto questo, che rimaneva intatta era il suo sogno: insegnare storia. Sì, perché al cospetto del suo vissuto non tutti saremmo sopravvissuti, eppure, ciò che lo ha tenuto a galla, è stato proprio un sogno. Ecco perché spesso, anche io, insisto su questo punto: insegui i tuoi sogni, fino alla fine.

Sicuramente, ho imparato da lui.

A VOLTE BASTA DAVVERO POCO PER REALIZZARE UN SOGNO

“Nonostante la gravità della situazione, nonostante a volte non riconoscessi nemmeno me stesso nello specchio, ho sempre conservato, seppure con grossa difficoltà, la mia passione per la storia. Per le persone ormai ero e, spesso ancora, sono semplicemente una persona diversa, disturbata, strana. A volte parlo da solo, a volte non contengo le mie emozioni, a volte crollo ancora. Dopo vari periodi in cui, a causa del mio disturbo mentale, ho vissuto in comunità, ad oggi sono una persona però che ha recuperato la sua autonomia. Vivo da solo e ho persino un lavoro. Gli altri mi considerano diverso e mi escludono spesso, anche se credono di farlo con discrezione e che io non me ne accorga.”

Molte persone che soffrono di fragilità mentale (ormai chi ha imparato a conoscermi lo sa, non amo usare la parola “malattia”), subiscono un processo di esclusione. Diventano invisibili, vengono percepite quasi come inutili; come un peso da non portare. La causa, è il pensare erroneamente che sia qualcosa che non ci appartiene, lontano da noi; non è così. Siamo tutti potenzialmente soggetto e oggetto del disturbo mentale; la salute mentale non è qualcosa che segue una linea coerente, stabile, sempre impeccabile. Una crisi, un crollo esistenziale, un evento particolarmente pesante da sopportare… ritrovarsi dall’altra parte è sempre possibile. 

“Comunque sia, al di là delle discriminazioni, sono riuscito a rivolgermi ad un certo punto alle persone giuste. Durante le mie varie esperienze dentro e fuori dagli ospedali, sono riuscito lo stesso a conoscere diverse persone; alcune di queste mi hanno aiutato. È molto importante infatti lasciarsi aiutare e chiedere aiuto. Quando sono riuscito a recuperare man mano il mio equilibrio lo stesso non sono riuscito ad iscrivermi e finire gli studi; ho realizzato però il mio sogno in un altro modo. Mi è stata data la possibilità di organizzare varie lezioni di storia, amatoriali, per persone con difficoltà. È stata una delle esperienze, che spero di continuare, più strabilianti della mia vita.. ho sentito il mio sogno più grande realizzarsi, sono stato e sono felice di averlo fatto. Aver portato cultura, interesse, curiosità, in persone che forse come me in quel momento della loro vita non vedevano una luce, mi ha reso davvero contento. Non mi sentivo mai soddisfatto di me stesso, mi sono sempre sentito una persona finita. Oggi, non è più così. A volte basta davvero poco. Che poi, poco per me, non è.”

PUÒ UN DISTURBO MENTALE DECIDERE CHI SEI?

A questo punto, penso che siamo tutti d’accordo nel dire che la risposta a questa domanda è un bel grande NO. La storia di Alessandro, ci insegna che una persona fragile non è egli stessa la sua fragilità. Una persona fragile è innanzitutto una persona.

In seguito ad eventi e avvenimenti spiacevoli è possibile sviluppare un disturbo mentale o una qualsiasi fragilità di altro tipo; non dobbiamo però dimenticarci che, dietro al “problema”, c’è sempre e comunque una persona. Un essere umano che conserva ed è fatto di sogni, desideri, bisogni, risorse, passioni, sentimenti, emozioni. Tutte caratteristiche che, se riconosciute, al di là del pregiudizio, al di là delle percezioni sbagliate, possono offrire a quella persona una “seconda possibilità” a cui tutti, chi più chi meno, aspiriamo dopo avvenimenti avversi che possono capitare nella nostra vita.

*Alessandro è un nome di fantasia, utilizzato nell’articolo per rispettare la tutela e la privacy della persona in questione. Così come il nome, anche le immagini non riguardano cose o persone citate.

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Mi chiamo Melissa (Meli o Mel, di solito) e sono una scrittrice. “Guardarsi dentro, senza timore” è il mio mantra, la base da cui partire, il motto che sostengo e ciò che vorrei fosse d’ispirazione.

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