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Guardarsi dentro, senza timore

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ragazza diversa

Storie di una ragazza diversa: Valentina e la sua rinascita

Si dice spesso che la diversità sia un dono, ed effettivamente lo è. Credo che il mondo sarebbe davvero un pessimo posto in cui vivere se tutti fossimo la fotocopia l’uno dell’altro. Quando però, l’appellativo di ragazza diversa (o ragazzo), diventa motivo di scherno, bullismo, prese in giro, atti discriminatori che minano l’autostima e la salute (fisica e mentale), trovo che sia molto difficile percepire questa caratteristica di diversità come apprezzabile. 

In un mio precedente articolo scrivevo: “[…] non dovresti permettere al giudizio altrui di farti sentire diverso e sbagliato; soprattutto chi non è disposto a vestire i tuoi panni e ti giudica superficialmente. Ricorda, il confine tra normalità e diversità non esiste.”

Non ho ancora cambiato idea, ed è per questo che ho deciso di raccontare la storia di Valentina, una ragazza diversa dalle altre, che a causa di questo si è ritrovata immersa in una lotta continua. La storia di una persona che ha saputo combattere contro i suoi problemi e rinascere, a modo suo, nella versione migliore di se stessa, per se stessa, facendo della diversità una qualità autentica.

STORIE DI UNA BAMBINA PREMATURA

«La mamma mi diceva che l’unica fretta che ho avuto è stata quella di uscire (poi il nome ha una garanzia: sono la personificazione di un bradipo). Sono nata prematura, quelli che dovevano essere gli ultimi mesi in pancia (gli ultimi 3), li ho passati in incubatrice, attaccata a macchinari e ai fili. Pesavo poco più di un chilo di zucchero, e non sapevano nemmeno se ce l’avrei fatta».

«Eppure così debole, con qualche problemuccio, i medici dicevano che era impossibile che io avessi problemi; prematura, con un’emorragia cerebrale alle spalle, eppure così bella».

«Ero una bambina cagionevole, ma super simpatica. Combinavo casini, mi facevo male, ero un maschiaccio… *sorride* i miei genitori dovevano tenere mille occhi aperti! La prematurità è sempre stato un argomento a me molto molto vicino, perché in qualche modo, che sia tanto o poco, la diversità con gli altri la vedi. Vedi che tu, magari, non riesci a fare cose basilari che gli altri fanno con semplicità, avendo invece bisogno di aiuto o di più tempo». 

I bambini che nascono molto prematuri, vanno incontro a maggiori rischi di complicanze rispetto alla loro salute psico-fisica. Come accennato da Valentina, la possibilità di farcela non è scontata. Oltre a questo, i disturbi a cui possono andare incontro sono molti, ad esempio: asma, ansia, depressione del sistema respiratorio, compromissioni fisiche e/o cognitive, eccetera; conseguenze che possono durare anche a lungo termine, nell’età adulta.

una foto di Valentina che osserva il panorama
Foto presa dal profilo Instagram @valentinaciliesa

Gli anni del bullismo

«I miei genitori, queste piccole diversità date dalla mia prematurità, non me le hanno mai fatte pesare; però, più crescevo più le persone cominciavano a prendermi in giro. Mi dicevano che ero una sfigata, brutta che nella vita non avrei mai combinato nulla, che non avrei mai trovato nessuno che mi volesse, “perché chi vuoi che voglia una che non riesce manco a tagliarsi una pizza?”»

Essere una ragazza diversa (o un ragazzo), soprattutto nel pieno dell’adolescenza, può catapultarti per ragioni immotivate nel circolo di coloro che, nella diversità, trovano motivo di sfogo e frustrazione: i bulli. 

Non importa quali e quante siano le tue qualità; non importa se hai qualcosa da dare al mondo; non importa se il mondo ha qualcosa da imparare dalla tua condizione. La strada più semplice è quella di sentirsi forti guardando chi viene ritenuto debole dall’alto, cercando di schiacciarlo, di cacciarlo nel fondo della sua sofferenza, senza sforzo di immedesimazione. Eliminando la propria intelligenza emotiva attraverso una misera mediocrità. 

«Quando l’emorragia cerebrale mi ha colpita, ho subito un piccolo danno al cervello che ha compromesso i nervi del braccio e della gamba; a causa di questo, gli altri per prendermi in giro facevano la mano morta, imitando il mio problema». 

«Dovevo saltare ore di lezione per fare riabilitazione, per non atrofizzare i nervi. Passi avanti ne ho fatti tanti, con moltissimi miglioramenti. Ho sempre avuto, fortunatamente, sempre il sostegno dei miei genitori (con loro ho un buon rapporto), e appena succedeva qualcosa erano i primi a saperlo. Però, sentivo che il mio rapporto con la scuola non andava bene, fin dalle elementari ho cominciato a soffrire d’ansia. Alle medie lo stesso, però riuscivo a tenere tutto ancora sotto controllo».

«Ho trovato insegnanti che hanno capito la mia situazione, mi aprivo con loro e cercavano di risolvere la situazione. Nonostante questo, mi sentivo però diversa, più triste, più chiusa; avevo poche amicizie. Molti mi allontanavano dal cerchio, mi isolavano, e non ne capivo effettivamente il motivo».

UNA RAGAZZA DIVERSA A TESTA ALTA

Di Valentina mi ha subito colpito la forza, la tenacia, la voglia di conquistare la vita nonostante tutto. Nonostante le persone che non hanno creduto in lei, nonostante le cattiverie gratuite subite. 

Una ragazza, ormai donna, con la capacità e il coraggio di mangiarsi la vita, giorno dopo giorno, colorando il suo mondo con tonalità sgargianti, allegre; insegnando ai suoi stessi aguzzini che in fondo, una ragazza diversa, se così vogliamo definirla, può viaggiare a testa alta, facendo della diversità un dono (così come dovrebbe essere), senza dover invidiare nulla a nessuno, se non a se stessa. 

«Triste ma a testa alta comunque, ho continuato ad andare avanti. Mi dicevo di tener duro perché avevo poco tempo, e pensavo che crescendo sarebbe cambiato tutto. Pensavo che alle scuole superiori sarebbe stato diverso; infatti, i primi anni andò, apparentemente, tutto bene».

«L’adolescenza fu per me un periodo tosto: i 15 anni, una vita incasinata da adolescente, vedere tutti intorno a me con le loro prime esperienze in amore. Mentre io invece, ero sola, triste; mi chiedevo: “perché cavolo?” …volevo un po ‘di gioia anche io. In testa poi, avevo sempre una vocina che mi ricordava le frasi cattive che mi venivano dette, e ripetevo a me stessa: “ma chi vuoi che ti pigli?”»

E poi l’Amore…

«Eppure una persona là fuori c’era, che si è accorta della ragazza brutta, sfigata, con problemi (anche se era ignara di tutto); il mio fidanzato, che conobbi in quel periodo. Inizialmente avevo paura che se avessi detto veramente chi fosse Valentina sarebbe scappato a gambe levate. Eppure, mi ha subito detto: “e questo sarebbe il problema?”»

«Hai presente quando senti che quella persona, a pelle, nonostante tu non la conosca bene pare tu la conosca da una vita, e ti trovi da dio con  lei? Ecco: mi faceva ridere, parlavamo di tutto; avevo le farfalle nello stomaco».

«Tutto molto bello; dopo 10 anni che stiamo assieme il rapporto è un po’ cambiato, tra alti e bassi, ma nonostante tutto rimaniamo complici …Basta, la smetto, perché se parlo dei Vaniel *dall’unione dei nomi: Valentina e Daniel* (nonostante io ne dica di ogni a quel ragazzo – non riuscirei mai a staccarmi) e ne parlerei ore e ore. Lui mi ha fatto conoscere lati di me che non conoscevo; ci siamo migliorati a vicenda. Avevo ragione su quella sensazione a pelle». 

«Prima o dopo la tua metà della mela la trovi, nel tuo percorso il destino te la mette in mezzo quella giusta, quando meno te lo aspetti. Avevo smesso di crederci: eppure a 15 anni hai tutta la vita davanti. Ad oggi, non mi sarei mai aspettata che a 25 anni sarei rimasta ancora con la stessa persona. Tanti dicono che mi sono rovinata l’adolescenza. lo invece dico che lui me l’ha migliorata …e per fortuna!»

L’amore è un sentimento sottovalutato; un sentimento nel quale molti cercano i retroscena tossici, anche laddove questi non esistono. Risulta difficile per alcuni pensare che possano esistere sentimenti puri, capaci di ricostituirti e sostenerti. Come è stato per Valentina, anche a me l’amore ha cambiato la vita. Un sentimento nobile, che appartiene ancora agli esseri umani, purché ci si metta nella condizione di accoglierlo e dargli fiducia.

E ringrazio Valentina, ancora una volta, per avercelo ricordato.

ragazza diversa
Foto presa dal profilo Instagram @valentinaciliesa

Trovare la forza di volontà nonostante tutto

«Però, c’è un però. Nonostante la magia dell’amore mi stesse dando molte gioie, la scuola si faceva dura; si ripresentarono situazioni spiacevoli, e l’ansia, ancora più forte, si era presa nuovamente gioco di me, trasformandosi in gastrite. Praticamente ho cominciato a mangiare pochissimo, per paura di star male, facendo visite su visite».

Credere di aver superato determinati problemi non significa averli davvero eliminati del tutto. Penso alla vita come ad una singola persona che ci lancia, casualmente e in maniera disordinata, molteplici sfide. A volte i problemi possono tornare, o nascondersi; ancora, tornare a colpirci, poiché non li abbiamo allontanati abbastanza. 

Tutte le esperienze negative che vivi, lasciano dentro di te una traccia. Anche quando queste appartengono ormai al passato e nel tuo presente ha, invece, fatto breccia la gioia, la serenità, l’entusiasmo, in una parte profonda di ciò che sei conservi i segni di ciò che hai vissuto. Un qualcosa che va rielaborato, scomposto, ricomposto…affrontato. 

«I dolori mi costringevano a stare a casa da scuola. I miei genitori si spaventarono molto vedendo che non riuscivo a toccare cibo. Essendo già magra di costituzione, mangiando poco avevano paura che peggiorassi, andando verso l’anoressia. A scuola nessuno mi capiva. Le mie compagne si coalizzarono tutte contro di me, convinte che la mia gastrite fosse la scusa per saltare lezione, studiare di più e prendere voti alti». 

«A quel punto me ne sono fregata; mi sono detta “no, la mia salute vale più di tutto questo”. Me ne frego se posso risultare troppo attaccata ai miei genitori; ho le mie insicurezze, i miei problemi: non posso ridurmi all’osso, non posso piangere sempre. Che mi dicano quello che vogliono». 

«Tutta questa brutta situazione mi stava portando all’autodistruzione. Addirittura, mi rivolgevano frasi come: “devi farti curare”, “non sarai mai in grado di fare quello che vuoi visto che sei fatta così”Parole che nel corso del tempo fanno ancora male, nonostante ne sia uscita. Ma mi hanno segnata molto. E ancora faccio fatica a credere in me stessa al 100%».

«Ho avuto però quella forza di volontà di riprendermi e dire basta. Di dire a me stessa mangia e fregatene. Il mio timore non era quello di vedermi con qualche chilo in più, ma quello che, mangiando, quel dolore che provavo sarebbe tornato… senza rendermi conto che non mangiare era molto peggio».

LA RINASCITA GRAZIE AL PERCORSO DI CONTENT CREATOR

«Ad oggi, da tutto questo, sono passati anni. Non ho fatto l’università; anzi sì, però ho mollato. Forse non era il momento giusto, ma mai dire mai nella vita. Ho comunque ascoltato il mio cuore. E lui mi diceva che non era il momento».

«Ora sono qui, ancora a lottare con la mia gastrite, con i miei attacchi di panico che piano piano stanno cominciando a diminuire; la timidezza è passata, anche grazie al fatto che qualche anno fa ho cominciato un bellissimo percorso da Content Creator, dove parlo delle mie passioni aiuto gli altri. E finalmente mi sento qualcuno». 

«Mi faccio vedere senza filtri, senza quella paura di essere giudicata; mi piace dare consigli alle altre persone. Faccio anche ridere! E allora? Strappare un sorriso è la cosa più bella. Quando ho il telefono in mano mi sento forte, preparata, mi sento di spaccare il mondo anche se ho più una personalità naïf e fatalosa. Mi sento me stessa; ho ritrovato la me stessa bambina che cantava al karaoke e inventava canzoni. Esprimo me stessa, la mia Community ride con me e di me».

«Ricordo che, qualche anno fa, in un tema scolastico una professoressa mi fece notare che in qualche modo esprimevo molta empatia, cosa che nessun’altra ragazza all’epoca aveva dimostrato; la ritengo un’arma a doppio taglio, che devo ancora calibrare bene… ma ci sto lavorando».

«In un mondo in cui le persone sono concentrate sempre su se stesse, l’empatia è una cosa rara e io ne vado fiera. Forse è questo che mi rende una ragazza “diversa” dagli altri. Il percorso da Content Creator mi ha poi aiutata molto anche a volermi bene e a capire meglio cosa mi piace o meno. Sono abbastanza convinta e sicura di quello che faccio, anche se devo sempre migliorare studiando».

Il bruco che diventa farfalla 

«Ho cominciato a valorizzarmi, a circondarmi di persone che mi vogliono bene veramente e senza doppi fini. Ho accettato il mio corpo le mie imperfezioni; bella con il trucco, bella senza …smettendola di paragonarmi agli altri. Farlo non serve a niente, così come non serve a niente cercare la perfezione. Perché, in effettivo, non esiste. Ho accettato il mio lato strano, fregandomene di tutto e tutti».

«Penso che i social, usati in maniera corretta, possano essere meravigliosi. Puoi scegliere chi vuoi essere senza aver bisogno di nasconderti, dare il tuo aiuto a qualcuno che lo cerca, senza sentirti giudicato. Nonostante anche lì, come nella vita, esistono persone marce, la cosa importante è quella di mostrarti sempre superiore». 

«Alla fine, tu sei l’unica persona che ti starà accanto per sempre. Quindi accetta i tuoi pregi e i tuoi difetti. Amati, e ascoltati sempre. E se devi dire qualcosa dilla, e non sentirti sbagliata/o».

«…Mi dico sempre che il piccolo bruco pian piano si sta trasformando in farfalla».

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Foto presa dal profilo Instagram @valentinaciliesa

RIMANERE IN PIEDI E CONTINUARE A LOTTARE

Ho scelto di dare alla storia di Valentina il titolo di Rinascita perché è proprio di questo che si tratta: la crescita di una persona che, a discapito di tutti i suoi problemi e del male subito, è riuscita, contando soprattutto sulle sue forze, a ritrovare la giusta direzione per raggiungere se stessa.

Quando fa riferimento al potere dei social, condivido molto il suo pensiero. Condividere queste esperienze, queste storie, questi percorsi porterà sicuramente ad un risultato: quello di ramificare i fili della nostra esistenza e intrecciarli l’uno con l’altro, sino a creare una solida struttura di sostegno, dove ci si sente meno soli, meno isolati nel mondo. 

Valentina, ci insegna che a volte la vita ti mette un freno ancor prima che tu possa concepirla come tale; quando sei uno scricciolo appena venuto al mondo, incapace di contare sulla tua propria capacità di respirare. 

Non solo: ci insegna anche che rinascere una seconda volta è possibile; che qualcuno può avere la volontà di abbatterti senza accorgersi che comunque vada, tu, rimani in piedi, capace di attirare l’amore e attrarre la voglia di lottare. 

Da dove partire? Come ti ha suggerito lei: accetta i tuoi pregi. Accetta i tuoi difetti. Reinventati. Ascoltati. Dai valore alla tua diversità e cerca la versione migliore di te stessa/o, per te stessa/o.

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Mi chiamo Melissa (Meli o Mel, di solito) e sono una scrittrice. “Guardarsi dentro, senza timore” è il mio mantra, la base da cui partire, il motto che sostengo e ciò che vorrei fosse d’ispirazione.

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