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Guardarsi dentro, senza timore

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uscire dalla depressione

Uscire dalla depressione: la storia di Marianna ci insegna che tutto è possibile

Qualche tempo fa scrivevo: “Riconoscere i sintomi della depressione, oggi più che mai è di fondamentale importanza. Possiamo dire, per certo, che può salvarci la vita” (tratto da: Sintomi depressione: riconoscerli può salvarti la vita).

Ed è davvero così. La depressione è un tunnel; una lunga galleria sotterranea buia, dove affannosamente tenti di proseguire avanzando alla ricerca della sua fine. Dell’uscita. Di quel bagliore che indica che l’incubo è finito. Ma tu vai avanti, e la fine non la vedi. Procedi dritto, annaspando, sentendo il tuo corpo sempre più stanco e la tua mente sempre più scarica.

Nonostante lo scenario appaia del tutto negativo, uscire dalla depressione, liberarsi dalla sua morsa, è possibile. Ritrovarsi dentro al tunnel, non significa per forza doverci rimanere. La luce che, con fatica, si cerca di scorgere all’orizzonte, quella che indica l’uscita, esiste per ognuno di noi che si ritrova a vivere questa condizione.

In questo articolo, è proprio questo quello a cui daremo concretezza. Attraverso le parole di Marianna, scoprirai che tutto è possibile…anche uscire dalla depressione.

frase di marianna
Citazione presa dal profilo Instagram di Marianna @mari_scrive_cose

LA PERDITA DELLE SICUREZZE

«Circa tre anni fa sono entrata nel tunnel della depressione. Può sembrare strano, ma ricordo perfettamente il momento in cui tutto è cominciato. Avevo appena finito l’orale di maturità, ero felice e anche un po’ stordita. Dopo aver salutato i professori sono uscita dall’aula e mentre mi chiudevo la porta alle spalle per l’ultima volta, l’ho sentito. Il panico che mi stringeva il petto, il cuore a mille, le mani sudate. “Adesso cosa faccio della mia vita?” Ricordo che questa domanda mi ha colpita all’improvviso, dura, inaspettata».

«Non avevo una risposta, perché non ci avevo mai pensato per davvero. Erano stati mesi di studio disperato, di adrenalina a palla e mille cose da fare. Mi ero limitata a lasciarmi trasportare dal vortice di eventi che si susseguivano, senza mai fermarmi a pensare a cosa sarebbe stato di me “dopo”. Ho realizzato solo in quel momento che da lì in poi non ci sarebbero più state sicurezze».

La perdita delle sicurezze non è semplice da gestire, soprattutto se ti sei appena affacciata/o nel mondo degli adulti, quello che richiede te come persona autonoma, capace già prima di esserlo di prendere decisioni immediate, di senso, mirate alla costruzione di un futuro. 

Le giornate, fino agli esami di maturità, scorrono quasi sempre, per ognuno di noi, allo stesso modo: le ore a scuola, i pomeriggi a casa di studio, qualche uscita con gli amici, compiti in classe programmati, l’autobus al mattino sempre al solito orario. Insomma, tutto perfettamente schematizzato, – imprevisti a parte. 

Non serve poi essere giovani adulti che si trovano di fronte a scelte importanti per il futuro, per conoscere quella che è la depressione; la perdita delle certezze può avvenire a qualsiasi età, in seguito ad eventi particolari e stravolgimenti improvvisi della propria vita. Ti ritrovi ad essere in una condizione di fragilità allora, all’interno della quale la depressione può fare la sua silenziosa e poi plateale comparsa.

I SINTOMI INIZIALI DELLA DEPRESSIONE E L’ANNIENTAMENTO

«Niente più autobus alle sette e trenta del mattino, niente più verifiche programmate. Era tutto nelle mie mani ormai, il mio futuro dipendeva da me. Ho provato paura, tanta paura. Di non farcela, di sbagliare tutto. Non mi sentivo all’altezza di niente. Così ho fatto quella che pensavo fosse la cosa più facile da fare: sono scappata. Non sapevo che ne avrei pagato le conseguenze per un bel po’». 

«Ho trascorso l’estate in Inghilterra a lavorare come ragazza alla pari, perché speravo che cambiare aria mi avrebbe aiutata a chiarirmi le idee, a stare meglio. Non ha funzionato. I pensieri sembravano ormai impossibili da gestire, erano troppi, erano confusi. Sono tornata in Italia e ho iniziato a lavorare in pasticceria. Detestavo quel lavoro e ne ero consapevole anche prima di cominciare, ma l’ho fatto lo stesso. Avevo bisogno di essere impegnata, di distrarmi, di allontanarmi dal casino che avevo in testa».

«Mi sono annientata lentamente, settimana dopo settimana. Ero diventata una specie di robot: mi alzavo, andavo al lavoro, tornavo a casa, mi lavavo, andavo a dormire. E il giorno dopo ricominciavo da capo. Non sapevo perché lo stessi facendo, andavo avanti e basta, senza pormi domande. Stavo male». 

I sintomi iniziali, cominciano un po’ così: una tristezza perenne, che non ti abbandona nemmeno quando lo desideri ardentemente, una tristezza di cui spesso non capiamo neanche il motivo. E poi: pensieri negativi, intrusivi, le speranze che si spengono, il futuro che terrorizza, l’angoscia, il pessimismo, l’ansia. Un vortice, una bolla chiusa all’interno della quale scompare l’autostima, l’interesse per qualsiasi cosa; lentamente l’appetito scompare, così come la concentrazione e…la voglia di vivere. Uscire dalla depressione, in questi momenti più che mai, è un traguardo ancora lontano. Nemmeno immaginato. 

LA DISCESA NEL TUNNEL E POI IL BAGLIORE

«Piangevo spesso, anche sul lavoro, davanti ai clienti. Una sera sono uscita di casa per andare al compleanno di un amico, ma cinque minuti dopo essere partita sono tornata indietro, perché non me la sentivo. Mi tremavano le mani e mi scoppiava la testa. Non riuscivo più a sorridere. Ho smesso di uscire, di guidare, di lavarmi. Mangiavo pochissimo e quando andavo a dormire la sera desideravo di non svegliarmi più. Mi vergognavo per quei pensieri, ma non riuscivo a farne a meno».

«Mia mamma era molto preoccupata per me, non mi aveva mai vista così. Io stessa stentavo a riconoscermi. Ho lasciato il lavoro e ho iniziato un percorso di psicoterapia. Durante i primi incontri non facevo altro che piangere; non riuscivo nemmeno a guardare la psicologa negli occhi». 

«Un mattino mi sono svegliata alle 5, sono scesa a svegliare mia mamma e le ho detto che volevo smettere di vivere. Mi ha portata da uno psichiatra, che mi ha diagnosticato una sindrome ansioso-depressiva e mi ha prescritto dei farmaci. È stato difficile accettare di averne bisogno. Mi sentivo malata e non volevo che la mia vita dipendesse da quelle pastiglie, però le ho prese lo stesso. E dopo qualche tempo, qualcosa dentro di me è cambiato».

uscire dalla depressione
Citazione presa dal profilo Instagram di Marianna @mari_scrive_cose

COME SI PUÓ USCIRE DALLA DEPRESSIONE?

Il coraggio di parlare è fondamentale; seppur i farmaci in determinati casi sono NECESSARI, parlarne lo è ancor di più. Non è possibile pensare di uscire dalla depressione da soli: non è un raffreddore, non si combatte con un analgesico e non pensandoci più.

La depressione è una vera e propria malattia; un nemico silenzioso che abbraccia ogni parte di te: la tua mente diventa il suo burattino, il tuo corpo la sua batteria da scaricare. Parlare, cercare aiuto, trovare il coraggio di farlo, è il primo passo. 

Uscire dalla depressione però non è un processo immediato; non bisogna fare l’errore di pensare che sia facile, che possa avvenire nel breve termine. Oltre al coraggio, ci vuole tempo. Bisogna crederci, credere al fatto che liberarsene sia possibile; bisogna diventarne consapevoli. Bisogna essere disposti a farsi aiutare, a ricadere in giornate buie, a farsi tendere una mano nel buio. 

Marianna, con la sua storia, ne è la dimostrazione.

«Piano piano ho ricominciato ad uscire per delle passeggiate, a chiacchierare con qualcuno. Le giornate non mi sembravano più così buie. Sono passati più di due anni e mezzo da quel momento. A settembre del 2020 ho finalmente trovato il coraggio di inseguire i miei sogni e mi sono iscritta all’università».

«Adesso studio e lavoro a tempo pieno come maestra d’asilo; è un impiego temporaneo, ma insegnare è il mio desiderio più grande fin da quando ero bambina e sono felice di questa possibilità. Vorrei poter dire che è tutto passato, che quella tristezza è solo un brutto ricordo, ma non so se è davvero così. Ci sono giorni in cui mi sento ancora imprigionata in quel tunnel, e mi sembra di non sapere come uscirne.».

«Riempio ogni singolo momento delle mie giornate con milioni di impegni, perché questo mi aiuta a non pensare, mi fa sentire bene. Ma se mi fermo vengo sopraffatta. Faccio fatica ad accettarmi, mi vedo brutta, incapace e questo mi blocca nelle relazioni con gli altri. Forse, come in tutte le cose, ci vuole solo tempo. E se mi guardo indietro e osservo la strada che ho percorso, nonostante tutto mi sento felice».

non avere paura di mostrare al mondo chi sei
Citazione presa dal profilo Instagram di Marianna @mari_scrive_cose

“BISOGNA TOCCARE IL FONDO PER RISALIRE”

«Perché alla fine è vero che bisogna toccare il fondo per risalire. Io il mio fondo l’ho toccato, e ci sono anche rimasta per un po’. È stato doloroso, sto piangendo anche ora mentre scrivo queste parole, ma è stato anche necessario. Mi ha dato la spinta necessaria a prendere la mia vita in mano e iniziare a farne ciò che ne volevo. E sì, non sono ancora esattamente dove vorrei essere, ma so che mi sto muovendo nella direzione giusta per realizzare i miei sogni».

LA FORZA DELLE PAROLE E DELLA CONDIVISIONE

Quando ho scelto di avviare il progetto “Storie di Vita” , dando la possibilità a chiunque voglia di raccontare la sua storia personale, l’ho fatto con uno scopo preciso; quello di condivisione. Condividere vissuti, esperienze, positive o negative, aiuta a riconoscersi negli altri e a sentirsi parte di una realtà più grande nella quale non siamo individui isolati. A tutti può capitare di cadere; ognuno di noi può essere, oggi, Marianna.

E ringrazio lei che, con le parole che leggerai tra poco, è riuscita a dare un senso a quell’idea che speravo diventasse realtà concreta; quella grazie alla quale dare valore alla propria storia, sarebbe diventato automaticamente un dare valore alla storia di qualcun altro.

«Quello che mi aiuta è sapere di non essere sola. Sapere che il mondo non è fatto solo di pubblicità ingannevoli e filtri Instagram, ma che ci sono altre persone che, come me, si trovano o si sono trovate in un momento buio. E ne sono uscite più forti. Leggere le loro storie su questo blog mi ha dato coraggio, mi ha fatta sentire un po’ meno sbagliata, un po’ meno vulnerabile e ringrazio Melissa per questo».

«Da troppo tempo non mi capitava di fermarmi, di prendere una pausa per buttare fuori tutto quello che sento, tutto quello che ho vissuto. E avere la possibilità di farlo, di mettere tutto nero su bianco, mi ha aiutata molto. È un po’ come se i miei problemi si fossero ridimensionati, in un certo senso. Come se il macigno che sentivo sul petto si fosse sollevato e mi consentisse di nuovo di respirare. Aria pura, aria di vita».

citazione del profilo instagram di marianna
Citazione presa dal profilo Instagram di Marianna @mari_scrive_cose

Piccolo appunto, per concludere, degno di nota: prima della pubblicazione di questo suo racconto di vita, Marianna, che non voleva esporsi con la sua immagine, ha deciso di fare un atto di coraggio e regalarmi la possibilità di pubblicare una sua foto, per dare un volto a questa storia. Infatti, la persona che vedete nella prima immagine, è lei. Come dicevo all’inizio: “la storia di Marianna ci insegna che tutto è possibile”.

Informazioni utili

Non sempre è possibile parlare di ciò che ci accade con le persone che ci circondano; questo, per vari motivi. Dunque, se hai bisogno di aiuto e non sai con chi parlarne, ti segnalo (come ho già fatto in questo articolo) il numero verde nazionale GRATUITO al quale puoi rivolgerti, in qualsiasi momento, volto a dare sostegno alle persone che soffrono di depressione (o ai loro familiari): DA CELLULARE: 02 29007166DA FISSO: NUMERO VERDE 800 274 274. Oppure, puoi inviare una mail qui linea.ascolto@progettoitaca.org (Progetto Itaca).

In ogni caso, se posso esserti d’aiuto e/o hai semplicemente bisogno di qualcuno che ti ascolti, puoi contattare anche me CLICCANDO QUI.

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2 risposte

  1. Una storia pazzesca. Marianna è stata/è bravissima e coraggiosa e tu, Mel, hai davvero reso la cruda realtà della malattia. Grazie a entrambe!

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Mi chiamo Melissa (Meli o Mel, di solito) e sono una scrittrice. “Guardarsi dentro, senza timore” è il mio mantra, la base da cui partire, il motto che sostengo e ciò che vorrei fosse d’ispirazione.

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